Dedicazione della Basilica Lateranense
Ez 47, 1-2.8-9.12
Sal 45
2 Ts 2, 16- 3, 5
Gv 2, 13-22

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Commento al Vangelo della Domenica di don Gianni Baget Bozzo

Dio ha creato il mondo rimanendovi presente nel segreto
Il Vangelo di oggi ci parla della risurrezione. La risurrezione è nel cristianesimo il termine ultimo della creazione, il suo destino. Dio ha creato il mondo, rimanendovi presente nel segreto. Quando san Francesco scriveva il Cantico delle creature, voleva esprimere questa presenza segreta di Dio nel mondo.
La presenza delle cose è, nel cantico di Francesco, «significazione» di Dio. La mistica cristiana non è solo mistica della trascendenza divina, della presenza di Dio nell’anima, ma anche della presenza dì Dio nel creato. Ma non è tuttavia questa l’ultima parola del cristianesimo. L’ultima parola è «risurrezione» che significa l’apparizione di Dio nascosto nella crea-zione e con lui di tutte le anime che egli ha accolto in sé.
Quale è la condizione di questa umanità in cui Dio è tutto in tutti, e ciascuno appare come parte di Dio, secondo la bella espressione di s. Gregorio Nazianzeno? Il problema si poneva già ai tempi di Gesù, la cultura e l’esperienza di Israele erano da tempo giunti a pensare a un mondo in cui il rapporto tra Dio, l’uomo e le cose fosse di-verso da quello presente.
Era il gruppo dei farisei quello che più si era avvicinato a questo tema. E farisei sono gli interlocutori di Gesù, che gli fanno una domanda astratta di un caso difficile. Sette fratelli sposano successivamente la stessa donna, per la legge del levirato, che obbligava un fratello a sposare la vedova del fratello, se questa non aveva avuto figli. «Questa donna, dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie?». Il caso è astratto, impossibile a verificarsi. Ma è una domanda a Gesù: la vita della risurrezione, la vita in cui Dio compare nell’umano e l’umano nel divino, è la continuazione della vita di questo mondo? È una domanda centrale.
Nell’Islam, il mondo della risurrezione è un mondo carnale. La risposta di Gesù è diversa: «quelli che sono giudicati degni dell’altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito. E nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio». La risposta di Gesù alla domanda dei farisei è che la risurrezione è segnata dallo splendore della realtà divina. Gli uomini e le donne divengono una medesima realtà con l’immagine che Dio ha di loro, partecipano della natura divina.
La risurrezione avviene sulla terra, ma essa è avvolta dallo splendore divino. La creazione diviene una nuova creazione e Gesù rafforza la fede dei suoi interlocutori farisei nella risurrezione: «Dio non è Dio dei morti, ma dei viventi». È una bella espressione della divinità e della immortalità dell’essenza umana e del destino umano, mentre è una rivelazione dell’essenza divina e della sua relazione alla realtà terrena.
Il Vangelo tende non alla negazione ma al trascendimento del terreno, alla sua divinizzazione, alla sua trasvalutazione. Le parole della rivelazione giungono nuove, cercano un popolo capace di ascoltarle.
I cristiani tra poco dovranno discutere sempre più di realtà spirituali con i musulmani, per cui la risurrezione è un luogo di gioie carnali per soli uomini. Il cristianesimo è radicalmente diverso. Ma gli islamici credono più alla risurrezione delle belle donne, delle urì, di quanto i cristiani credano a uno splendore della gloria in cui l’uomo e la donna risplendono nell’essenza di Dio rimanendo umani.
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