Newsletter n.3 dicembre 2023

Angeli

San Dionigi (perché non chiamare così lo Pseudo Dionigi?) descrive gli angeli come coloro che comunicano all’uomo il Dio che “oltre l’essere “, fanno scendere lentamente la luce divina perché non abbagli l’uomo. Quando Rilke scrive la più nota angelologia di questo secolo, le Elegie Duinesi, l’angelo è la traccia del divino svanito nello spirito umano, l’essenza smarrita dell’uomo. Ma quando, nell’eclisse del moderno, un sociologo americano, Peter Berger, vuole indicare i primi segni dell’attenzione al divino nelle scienze occidentali, intitola il suo libro “A rumor of angels”.

L’uomo è unità di anima e di corpo, la custodia dell’angelo si estende anche alla vita corporale del cristiano, la protezione è su tutto l’uomo, nei suoi rapporti con la natura fisica e con la società umana, non soltanto nei suoi rapporti con Dio. Il Cristo, è il mediatore degli angeli, verso Dio, essi sono in lui, uomo, innalzati alla vita divina, oltre i limiti della loro natura angelica. Il Cristianesimo modifica così radicalmente l’angelologia dell’Antico Testamento, alla luce della cristologia.

La figura dell’angelo custode ha dunque in sé una grande ricchezza spirituale, indica l’unione tra il divino e l’umano, avvenuta in Gesù Cristo. La teologia dell’angelo custode è, in sé un approfondimento della cristologia, ne manifesta la conseguenza e l’influenza. Per questo, come la liturgia dice tante volte nelle feste mariane, Maria è esaltata sopra i cori degli angeli: ciò viene espresso in ogni immagine dell’Assunzione.

Può la fede fare a meno degli angeli? La loro esistenza è stata solennemente definita da un Concilio, il Laterano quarto. La fede dà gli occhi per vedere l’invisibile, per percepire ciò che i sensi intuiscono senza afferrare. La vita cristiana è la vita della città di Dio, della Gerusalemme celeste, che è la nostra vera madre.

È una festosa compagnia. Possiamo sentire affetto per il nostro angelo custode e ricordare che egli agisce sulla natura fisica, sul mondo delle cose. È un compagno del quotidiano, perché è il compagno dell’uomo nella contemplazione di Dio. Ed è un modello, perché unisce la pienezza della contemplazione divina a quella della presenza cosmica. In una miglior natura è simile all’uomo.

Il soccorso angelico è una domanda del nostro cuore e della nostra immaginazione. Ogni cristiano spera che il Signore mandi l’angelo a scortarlo, perché non inciampi nelle pietre del mondo, e crede che l’attenzione all’angelo permetta a questi di essere pienamente custode.

Solo ritrovando nella realtà delle cose lo spirito è stato possibile all’uomo divenire uomo sapiente, dotato del sentimento dell’immortalità della vita e quindi della dimensione dello spirito. La funzione dell’angelo, quella appunto per cui è chiamato custode, sta in quest’educazione dell’uomo a percepire la dimensione spirituale della natura, l’essenza interiore che è oltre la cosa. Per questo l’angelo agisce nella forma dell’intuizione e dell’ispirazione, perché mostra all’uomo il segreto della vita che gli occhi non vedono. Solo l’angelo apre gli occhi e fa comprendere. Abbiamo perso ogni linguaggio sugli angeli perché per noi, nel tempo della ragione, il mondo è divenuto un mondo di cose.

Gli angeli sono all’origine dei segni e delle parole mediante cui l’uomo percepisce la dimensione profonda delle cose e le esprime. La realtà in essi risplende come forma pura, come bellezza, ed essi sono quindi all’origine di tutte le forme di creatività. L’uomo percepisce, con la forza che è in lui, sé stesso, ma non ha da sé stesso la capacità di percepire la dimensione interiore delle cose, il modo con cui gli assomigliano e si rivelano a lui come un altro sé stesso. Il mito ha creato il linguaggio dell’interiorità delle cose quindi a rivelato il linguaggio a sé stesso. La parola umana traccia il segreto percepito, intuito dentro la realtà della cosa, e coglie così il suo angelo.

Gli angeli hanno in letteratura una presenza meno performante del demonio, più discreta, visto che la loro funzione è a un tempo subordinata a Dio e all’uomo, di cui sono messaggeri. Ma l’angelo non è una persona in senso umano, è piuttosto uno spazio, un ambiente, una dimensione. È perché è una dimensione avvolgente che l’angelo può essere detto angelo custode. Le ali con cui è segnato, uomo o bambino, indicano la sua natura di mezzo, messo, messaggio. L’angelo avvolge la natura, ne segna la struggente bellezza e l’infuocata nostalgia, è la connessione tra il mondo creato e il suo modello increato nascosto nell’Essenza divina.

Don Gianni Baget Bozzo

Panorama, 1997 – Avvenire, 1995 – L’uomo l’angelo il demone, 1989 –

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