Mal 3,19-20a
Sal 98
2Ts 3,7-12
Lc 21,5-19

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».
Commento al Vangelo della Domenica di don Gianni Baget Bozzo

Fedeli testimoni della parola del Cristo
Gesù guarda l’edificio del tempio di Gerusalemme, il tempio rinnovato da re Erode, la gloria di Israele. Ed egli annuncia: «non resterà pietra su pietra che non venga distrutta». Era una parola dura per chi lo ascoltava, perché il tempio era il luogo in cui abitava il Dio di Israele, la sua presenza in mezzo al popolo. Di lì si rifrangeva su ogni ebreo la dignità di membro del popolo di Dio, di lì sorgeva la certezza del possesso della terra di Israele. Il tempio è, per ogni popolo, il suo centro, la sua identità. Ma per Israele era qualcosa di più. Perché il Dio di Israele era l’Uno e l’Unico, non un membro del pantheon degli dèi di tutti i popoli. Il Dio Uno, Unico, Universale è il Dio di Israele, il tempio era il luogo dell’unico Dio su tutta la terra. La sua distruzione portava distruzione nell’anima di ogni ebreo. I discepoli che ascoltavano Gesù sapevano che egli guardava oltre il tempio, che pensava che essi, il popolo di Gesù, fossero il nuovo popolo di Dio, perché discepoli del Messia, parte del suo Regno.
Potevano, dunque, pensare che la protezione, che dalla presenza dell’Unico scendeva sul tempio, si sarebbe fermata su di loro, che la mano dell’empio, del pagano, che poteva su Israele, il popolo del Dio Unico, non poteva nulla su di loro divenuti, in quanto discepoli del Messia, il regno di Dio, la nuova casa del Dio unico, presente nei loro corpi. I loro corpi sarebbero stati protetti dalla potenza dell’Unico.
Gesù confuta la loro presunzione di sicurezza, la convinzione di essere divenuti, come popolo del Messia, un popolo inviolabile. Anzi, il loro segno sulla terra sarebbe stata la persecuzione. Noi sappiamo che si sono verificate ambedue le profezie di Gesù. Il tempio di Israele è stato distrutto e oggi, sulla sua spianata, sorgono due splendide moschee islamiche, dedicate anche esse al Dio di Abramo e di Mosè, al Dio Uno ed Unico rivelato a Israele. E i cristiani sono perseguitati.
Ogni giorno sentiamo voci di questa persecuzione, che colpisce l’appartenenza cristiana, sia per la professione di fede sia per la presenza della carità oggetto di persecuzione. E del resto, anche se non sono perseguitati i cristiani, lo è la loro fede, anche oggi, in mezzo a noi. È così difficile sentire parlare dell’Uno e dell’Unico Dio, del Figlio, dello Spirito in terre cristiane! E la speranza cristiana è la più colpita.
Oggi sembra che la morte sia l’unico destino dell’uomo, perché non si parla più della immortale anima che egli è, né della vita divina che ha ricevuto. La persecuzione mediante il silenzio può essere più efficace che quella violenta. Ci sono anche colpe dei cristiani, certo. Ma la parola del Signore ci testimonia che non sono le colpe dei cristiani a essere causa di persecuzione della loro fede, ma l’odio contro la fede stessa: lo è la potenza del Male, il segno di Satana, che contrasta sulla terra il regno di Dio.
E per questo chiediamo, alla fine dell’anno ecclesiastico, la grazia di essere fedeli testimoni della parola del Cristo. È a questo che ci invita questo Vangelo, che ci annuncia come il regno di Dio sulla terra patisca violenza e che l’incontro tra Dio e l’uomo nella storia è difficile e doloroso.
I volumi dei tre anni di commenti al Vangelo della domenica di don Gianni Baget Bozzo (“Buona Domenica. Commenti ai Vangeli domenicali”) sono acquistabili in libreria, sul sito delle Edizioni Dottrinari o sui siti delle maggiori catene di librerie
