25 Dicembre 2025
Natale del Signore

Is 9, 1-3.5-6
Sal 96
Tt 2, 11-14
Lc 2, 1-14
Is 62, 11-12
Sal 97
Tt 3, 4-7
Lc 2, 15-20
Is 52, 7-10
Sal 98
Eb 1, 1-6
Gv 1, 1-18

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Commento al Vangelo della Domenica di don Gianni Baget Bozzo

La speranza è sempre buona

Celebriamo l’evento fondatore della nostra storia, il giorno da cui cominciamo a contare gli anni. Ricordiamo la nascita di Gesù. Secondo il senso mistico della liturgia, Gesù rinasce in noi in questo giorno, «sta alla porta e bussa», per riprendere la frase dell’Apocalisse che il grande comunicatore ecclesiastico del nostro paese, il
cardinale Martini, ha rimesso in circolazione parlando della «questione morale».
Il bambino Gesù, che veneriamo nel presepe, siamo noi: noi che ricominciamo. Gesù viene a dirci di
cominciare come se fossimo bambini. Abbiamo bisogno di ricominciare: infine tutti accumuliamo nel nostro
cuore paura, rimpianto, sofferenza. Il passato pesa in noi e modella il nostro presente. Il nostro Paese ha
vissuto giorni difficili, il dolore collettivo pesa su noi tutti. Il Natale è all’inizio dell’anno liturgico: e indica che
un nuovo tempo sorge nel nostro tempo. L’anno umano non è solo un evento astronomico. Anche per il mito
antico, il passare dell’anno era la fine di un ciclo, un tempo moriva e ne nasceva uno nuovo. Per i cristiani, il
tempo è lo spazio di Gesù, il Dio fatto uomo: un anno che passa vuol dire un vecchio uomo che muore e uno
nuovo che nasce.                                                                                                                                                                                            Il bambino Gesù è l’uomo nuovo, è la nuova possibilità che Dio ci offre. Questa nuova possibilità è reale. Ha il volto della speranza. Ognuno di noi ha il senso che esiste per lui una speranza. Quel segno tenue sul suo orizzonte è il suo bambino Gesù, è il suo nuovo inizio. Non importa credere per sperare: del resto, uno non sa mai bene se crede o se non crede. Ma sperare, no: se uno spera, lo sa. La speranza è sempre buona. Può riferirsi a una cosa banale, materiale, a un oggetto in cui depositare per un momento il nostro bisogno di felicità, il nostro inguaribile desiderio di essere amati. Non importa che la speranza sia buona, nobile, grande. La speranza è alla nostra misura e noi non siamo né buoni, né nobili, né grandi. Ma abbiamo bisogno di qualcosa che ci venga incontro: di una persona o anche solo di una cosa. Ebbene, quella umile, modesta speranza quotidiana è per noi Gesù che bussa. Gesù vuole che noi viviamo e che, nella misura
del possibile, siamo felici. Quando diciamo nella fede che egli è il salvatore di tutti, vuol dire che è vicino a tutti: credenti e non credenti, giusti o ingiusti, buoni o cattivi.
Si sente dire che Natale è la festa del consumismo. Ed è vero. Ma in ogni uomo di oggi c’è la fame di cose di
tutte le generazioni del passato, che sono state vissute a livello di fame. È da poco che nel nostro Paese il cibo è
divenuto un bene universale. In altri Paesi ancora no. Per questo il bisogno di essere felici si manifesta in gesti
banali e convenzionali come gli auguri e i regali. Ma il bisogno che sta dietro ai regali e agli auguri è un bisogno
vero di vivere la comunicazione, di comunicare. Ebbene anche questo dato modesto, magari censurabile nella
nostra vita quotidiana, è un dono di Gesù, che ha spinto gli uomini a comunicare l’uno con l’altro. Certo, se
pensiamo alla tragedia bosniaca o a quella, numericamente molto più grande, dei bambini morti per fame
negli anni passati finendo a quelli che morranno nell’anno venturo, il nostro Natale ci sembra una cattiva
azione. Non togliamoci questa pena, impotente come essa è: forse diverrà potente domani.
Se la speranza è il dono di Gesù, è lui che bussa, l’amore è anche un dolore. E sentire la responsabilità dolorosa che abbiamo verso ogni uomo indica che in questo abbiamo aperto a Gesù, perché sentiamo l’amore per il
lontano. E in ogni caso più facile provarlo che non per il vicino, cioè per il prossimo. Non siamo noi al livello
del Natale. È il Natale che scende al nostro livello. Per questo accettiamo all’inizio del nuovo anno la speranza
per noi stessi e per quelli che amiamo: è il modo di affermare la vita. Gesù ha detto: io sono la risurrezione e la
vita.

I volumi dei tre anni di commenti al Vangelo della domenica di don Gianni Baget Bozzo (“Buona Domenica. Commenti ai Vangeli domenicali”) sono acquistabili in libreria, sul sito delle Edizioni Dottrinari o sui siti delle maggiori catene di librerie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *