Domenica fra l’ottava di Natale – Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe.

Sir 3,2-6.12-14
Sal 128
Col 3,12-21
Mt 2,13-15.19-23

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».
Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

Commento al Vangelo della Domenica di don Gianni Baget Bozzo

Giuseppe protettore del Messia

Il Vangelo di questa settimana è il Vangelo della solennità della famiglia di Nazaret: Gesù, Maria, Giuseppe. Il testo che leggiamo è quello della fuga in Egitto. Il riferimento all’Antico Testamento è evidente. Giuseppe conduce Israele in Egitto nel Genesi, Giuseppe conduce il Messia di Israele in Egitto nel Vangelo di Matteo.

La Bibbia ebraica è qui letta come la profezia dell’evento cristiano. In questa chiave, in cui Dio è coinvolto nella storia umana in un modo diverso da quello della creazione, la rispondenza dei due eventi è pensabile come evento, come racconto dell’accaduto. L’armonia della storia del Genesi e di quella del Vangelo ha Dio per autore e Dio agisce nella storia umana, negli eventi, e non solo nei pensieri degli uomini.

Non si può certo provar storicamente né la realtà di Giuseppe del Genesi né quella di Giuseppe del Vangelo di Matteo. Ma hanno indubbiamente il medesimo profilo spirituale: quello del protettore del filone principale di Israele (Giuda nel Genesi, Gesù nel Vangelo). Non dei profeti, né degli apostoli, ma degli operatori. È infatti la loro prassi che conta. Ma sono ambedue degli operatori ispirati in una forma particolare: il sogno.

Giuseppe diviene ministro del faraone perché ne ha interpretato i sogni, Giuseppe è avvisato da un angelo in sogno, sia del pericolo che minaccia Gesù da parte di Erode, sia della morte di Erode. E l’evangelista sottolinea la natura profetica del rapporto tra i due Giuseppe, con la citazione del profeta Osea: «Dall’Egitto ho chiamato il mio Figlio».

Il testo suppone che l’obiettività degli eventi abbia una causa divina che li ha disposti: una profezia dei fatti. E la tesi della Bibbia ebraica come profezia dei cristiani è affermata da Paolo. Le cose accadute agli ebrei sono intelligibili solo per i cristiani, per cui è giunta la fine dei tempi. L’Antico Testamento appare nella sua chiarezza soltanto nel Nuovo.

La figura di Giuseppe come protettore della Chiesa è cresciuta in questo secolo. Alla fine della Divini Redemptoris,4 Pio XI invoca san Giuseppe come. Si tratta dell’enciclica di papa Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, nato a Desio nel 1857, papa dal 1921 al 1939) promulgata il 19 marzo patrono della Chiesa dalla persecuzione comunista. Giovanni XXIII colloca il suo nome nel canone romano della messa. La stessa festa della «sacra famiglia», che oggi la Chiesa celebra, esalta la figura di Giuseppe. Ed egli è stato proclamato da Pio XII protettore del lavoratore cristiano e la sua festa, collocata significativamente il primo Maggio.

In qualche modo Giuseppe potrebbe essere considerato il santo che protegge la libertà della Chiesa, assumendo la funzione un tempo attribuita a san Michele Arcangelo. Non a caso san Giuseppe ha sostituito l’Arcangelo anche come protettore della buona morte, visto che la sua avvenne nella presenza di Gesù e di Maria.

Non troviamo però nella storia della Chiesa delle figure che ricordino Giuseppe. Potrebbero esserlo per esempio i santi re, o i politici cristiani, ma sono pochissimi (Enrico di Baviera, Luigi di Francia, Ferdinando di Castiglia) a raggiungere quel ruolo. Di leader democratici moderni, nessuno.

San Giuseppe come protettore della Chiesa non ha una figura corrispondente. E forse la figura del padre di famiglia non è quello che più lo caratterizza. Egli è il protettore profeta del Messia, così appare nel Vangelo.

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