14 Gennaio 2024

Seconda domenica del tempo ordinario

1 Sam 3, 3b-10.19
Sal 39
1 Cor 6, 13c-15a.17-20
Gv 1, 35-42

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì che, tradotto, significa maestro, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia», che si traduce Cristo, e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa», che significa Pietro.

Commento al Vangelo della Domenica di don Gianni Baget Bozzo


 

Proponiamo il commento a questo Vangelo che Don Gianni scrisse nel 1995

Una minacciosa stagione violenta

 

Nel Vangelo della seconda domenica del tempo ordinario, leggiamo il racconto della vocazione
di Pietro e degli apostoli. La vocazione è una chiamata del Signore. Ciascuno di noi ha una vocazione diversa e, quindi, ha una vita diversa. Per questo il Signore ci ammonisce a non giudicare gli altri.

La via del bene in ogni uomo è nota solo a Dio e alla persona che la percorre, ora in linea retta,
altre volte, il più delle volte, in linea curva. Le apparenze non consentono il giudizio. La persona
non può essere compresa solo con le regole. Il male serve sempre il bene, questo è il segreto dell’onnipotenza divina. Sia il male fisico che il male morale sono parti di un cammino, che riguarda al tempo stesso ogni persona e la storia umana universale. Nel racconto del Vangelo, ci sono discepoli che cercano il Cristo: tra essi vi è il discepolo del cuore, il discepolo «che Gesù amava», Giovanni.

Simone va solo su invito: Gesù lo guarda e gli muta il nome, Io chiama Pietro, la pietra su cui è fondata la Chiesa. Non c’era alcun gesto antecedente di Pietro: è il Signore che sceglie. E il Signore vuole tutti salvi, cioè partecipi della natura divina. Ogni uomo soffre e così, se non è partecipe alla legge di Dio, comunica alla salvezza gloriosa, alla croce di Cristo.

La Chiesa cattolica si allontana gradualmente dalla terribile dottrina della predestinazione alla
dannazione, che ha costituito l’essenza del protestantesimo calvinista e del giansenismo, ma che ha fondamento nella sistemazione dottrinale di s. Agostino. Il riferimento a Pietro e alla vocazione ci rimanda a una parola che il successore di Pietro, quindi una parola della Pietra su cui la Chiesa è fondata, ha rivolto al nostro popolo italiano in una lettera ai vescovi del nostro paese. Non è un documento elettorale, ma un ricordo della vocazione che ciascuno di noi ha come membro di questo popolo, che il papa Pio XII, di santa memoria, indicò come «il paese più legato all’opera di Cristo».

In Italia nacque il cristianesimo d’occidente, vive la sede di Pietro: questa è la terra della Chiesa universale. Non è una tradizione apostolica che il papa debba risiedere sempre a Roma, ma rimane in ogni caso sull’esistenza del nostro popolo il segno di essere il popolo dell’universalità, non etnico per eccellenza.

Il Papa sente, e noi con lui che noi corriamo il rischio della scristianizzazione, non del pensiero
(questa avviene già da più di un secolo), ma la scristianizzazione del cuore. Quando pensiamo a ciò che è accaduto in Bosnia e notiamo atterriti che ciò è accaduto nell’indifferenza delle nazioni, non possiamo, innanzi al Vangelo, non chiederci se una stagione di violenza minacci il nostro popolo, o gli altri.

Quando leggiamo del gioco dei massi gettati sulle macchine dai ponti delle autostrade, o del
massacro dei genitori, vediamo la tragica realtà che questi messaggi ci mandano: il nichilismo,
l’amore del niente, l’uccidere per niente. Degli automobilisti vedono un uomo ferito e passano via.
E solo uno ha il cuore del buon samaritano. Impressiona questa durezza del cuore. Saremmo capaci anche noi di uccidere per nulla, come in Bosnia, il nostro vicino?

Queste sono le «profondità di Satana»: ma noi scherziamo ignari sul simbolo efficace della
potenza del male, mentre la potenza del male ha raggiunto in questo secolo vertici mai toccati in tutta la storia umana.

L’invito del Papa agli italiani è un invito alla conversione del cuore verso Dio e verso l’uomo,
prima che la potenza e il fascino della violenza ci abbattano sulla strada del niente.

 


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