Terza domenica d’Avvento

Is 35, 1-6.8-10
Sal 146
Gc 5, 7-10
Mt 11, 2-11

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Commento al Vangelo della Domenica di don Gianni Baget Bozzo

Profeta di libertà e amore divino

Il Battista è protagonista anche di questa terza domenica d’avvento, ma la situazione è profondamente diversa. Giovanni attendeva il giudizio divino, un segno della potenza del Signore. Era il Messia quello che egli attendeva, il re davidico? O il Figlio dell’uomo della profezia apocalittica di Daniele? L’idea di condurre una
vita ascetica e in certo modo separata da quella comune del popolo in attesa dell’avvento della potenza di Dio,
dell’evento escatologico, ci è ora nota, dopo la pubblicazione degli scritti contenuti nella grotta di Qumran.
Giovanni è divenuto grazie a quegli scritti, un uomo del suo tempo, l’espressione di un movimento di pensiero, di una spiritualità. Potremmo definirla una spiritualità apocalittica, come quella che si rinnova talvolta ai
giorni nostri: il sentimento della fine del mondo. In questo senso Giovanni si separa dal popolo di Israele per
iscriversi nell’attesa apocalittica, nell’imminente fine di una condizione di Israele e dell’umanità. Gesù invece
non si iscrive in nessun filone noto del giudaismo del suo tempo. Non è un cultore del tempio, come i sadducei,
ma non disprezza il culto.                                                                                                                                                                        Non è figlio della Legge, come i farisei, ma ne accetta però i precetti. Non è un apocalittico, come i qumraniti e Giovanni, ma predica il regno di Dio e la sua venuta nel mondo. Anche oggi, quando il metodo storico e qualche fortunata scoperta ci hanno messo in grado di conoscere meglio l’ambiente in cui Gesù visse, egli ci appare un unicum nel mondo ebraico del suo tempo. E così apparve anche a Giovanni, che non vedeva in lui il giudice apocalittico, colui che era chiamato a distinguere i buoni dai cattivi. E la risposta di Gesù è netta. Gesù fa dei segni di potenza. In lui è la potenza di Dio, i ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risorgono. E, rivolto a Giovanni, Gesù ha una parola severa: «Beato colui che non si scandalizza di me». Era scandalizzato Giovanni di Gesù? Forse, se attendeva un re di potenza, una signoria apocalittica.
Ma, dopo che i discepoli di Giovanni sono andati via, Gesù fa uno straordinario elogio del Battista. Egli è più che un profeta, egli è il messaggero che prepara la via all’inviato di Dio. Proprio quello che Giovanni pensava
di essere: ma non così, non come diceva Gesù.
Egli voleva essere l’inviato della giustizia divina, era invece l’annunciatore della libertà e dell’amore divino. E la libertà e l’amore non si impongono, ma soffrono violenza, appunto perché annunciano la verità nella sua
pienezza e non la sostengono con la potenza. Dio scende nel mondo non come un potente, ma come un
testimone di libertà e di amore, un martire. Giovanni precederà Gesù nel martirio. Egli che si pensava profeta
della divina giustizia, è divenuto il martire della libertà e dell’amore divino.

I volumi dei tre anni di commenti al Vangelo della domenica di don Gianni Baget Bozzo (“Buona Domenica. Commenti ai Vangeli domenicali”) sono acquistabili in libreria, sul sito delle Edizioni Dottrinari o sui siti delle maggiori catene di librerie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *