Is 2, 1-5
Sal 122
Rm 13, 11-14
Mt 24, 37-44

«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Commento al Vangelo della Domenica di don Gianni Baget Bozzo

Vedersi nella luce di Dio
L’anno liturgico comincia dalla fine del tempo. Gesù, nel Vangelo di Matteo, parla della sua venuta nella gloria. E questa venuta è espressa mediante paragoni. Infatti, non è descrivibile una situazione in cui Dio si manifesta sulla terra nella sua potenza, se non mediante immagini, come un terremoto celeste, un diluvio, uno scuotimento di tutto il cosmo. Oggi ci è difficile accontentarci di paragoni che erano adatti ai tempi di Gesù e sarebbero stati validi per molti secoli.
Il cosmo, quale noi lo conosciamo, esprime, molto più che ai tempi di Gesù, la maestà e la grandezza divina. Le catastrofi stellari sono ordinarie, i buchi neri cosmici ci rivelano la potenza di questa massa senza energia. Possiamo temere i meteoriti. Per questo è difficile parlare della fine dei tempi, dell’escatologia cristiana. Le metafore antiche del terremoto e del diluvio non dicono nulla alle generazioni che vengono dopo la bomba atomica e la scoperta dell’infinità dell’universo. Gli attributi di Dio che non sono comuni all’uomo (spirito, intelligenza, volontà) possono essere attribuiti al mondo quale noi lo conosciamo.
Che cos’è dunque l’escatologia? Non un evento cosmico, ma un evento sulla terra. Dio, presente nell’uomo in sé e nelle cose, sapienza segreta che dà forma all’universo, diviene visibile all’uomo in sé e nelle cose. E ogni uomo vede sé stesso nella luce di Dio. Il mondo non scoppia, Dio emerge dal mondo. Forse questo è l’immaginario più consono alla fantasia escatologica che Gesù esprime in questo testo con il frasario dell’Antico Testamento. Ma la storia nata dal cristianesimo è un grande albero rispetto a un piccolo seme, secondo l’esempio che Gesù stesso ha fatto. L’uomo è diventato mediante le sue tecniche il contemplatore del mondo, la sua autocoscienza.
Può essere la sola autocoscienza del mondo? Certamente no: la fede pensa agli angeli anche se debordiamo di notizie di ufo e di testimonianze su presenze extraterrestri. Ma è l’uomo la solida roccia che noi siamo, quella a cui è rivolta la parola di Dio. Il cristianesimo ha fatto crescere tanto la cristianità che essa ha debordato con la conoscenza il pianeta e il cielo stesso, si è estesa a tutto il mondo, all’infinitamente piccolo come all’infinitamente grande. Per questa crescita della coscienza possiamo immaginare diversamente l’escatologia: l’esplosione di Dio, non l’implosione del mondo. E, nel prossimo millennio, altri la vedranno con occhi diversi. Finché essa non avverrà. È inverosimile? Ma solo l’inverosimile accade. Ciò che avviene non è mai implicito in ciò che era. Dio crea il mondo da oltre il tempo. E quindi dal passato come dal futuro.
I volumi dei tre anni di commenti al Vangelo della domenica di don Gianni Baget Bozzo (“Buona Domenica. Commenti ai Vangeli domenicali”) sono acquistabili in libreria, sul sito delle Edizioni Dottrinari o sui siti delle maggiori catene di librerie
