8 dicembre 2025
Immacolata concezione
della beata vergine Maria

Gen 3, 9-15.20
Sal 98
Ef 1, 3-6.11-12
Lc 1, 26-38

Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Commento al Vangelo della Domenica di don Gianni Baget Bozzo

«Tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì che il suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura»

Il dogma dell’immacolata concezione di Maria (esente cioè dalla macchia del peccato originale di Adamo) ha una lunga storia. Essa ha per presupposto la concezione del peccato originale come è stata costruita nella teologia occidentale: l’umanità come massa dannata in Adamo, il peccato di Adamo imputato a ogni uomo come peccato personale. La teologia della Chiesa orientale non ha avuto il medesimo percorso, ha letto in modo meno radicale la lettera ai Romani, ha visto nel peccato di Adamo un’inclinazione al peccato negli uomini, non un peccato dell’umanità e nemmeno un peccato personale imputabile ai singoli.
Sulla teologia occidentale ha avuto tuttavia eco profonda la maternità divina di Maria, che sin dalle origini è stata vista come una nuova Eva (Ireneo) e quindi come cooperatrice della salvezza. Maria non è stata vista semplicemente come un ricettacolo naturale, quasi una madre portatrice, ma come una vera Madre del Figlio di Dio, Madre come persona, come libertà, come volontà, come creatività. La festa della presentazione al tempio, fondata sul protovangelo di Giacomo, cioè su un testo apocrifo, ha avuto eco nella Chiesa, indipendentemente dalla sua plausibilità storica, perché fa della verginità il modo intenzionale e proprio.
Esprime la creatività di Maria, che si è donata interamente a Dio con un costume ignoto a Israele, la verginità prima che lo Spirito scendesse su di lei all’annunciazione di Gabriele. Proprio il ruolo personale di Maria nella maternità divina ha posto in discussione il fatto che essa potesse essere una peccatrice incapace di bene in ragione del peccato originale visto come peccato personale. Ne è nata così la dottrina di una Vergine madre preservata dai peccato originale. Questa dottrina è stata espressa mirabilmente da Dante nel canto trentatreesimo del paradiso:
«Tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti sì «che il suo Fattore non disdegnò di farsi sua fattura». Con parola ardita la Vergine è vista qui come concausa dell’incarnazione del Figlio di Dio. La tradizione delle Chiese ortodosse e ortodosse orientali, che non hanno la dottrina del peccato originale, nella forma derivata da sant’Agostino, hanno però egualmente parlato di una «prepurificazione» della Vergine, sottolineando l’intervento dello Spirito nel suo cuore, nella sua persona. Con Pio IX, la Chiesa cattolica ha parlato di Maria «redenta in modo più sublime». L’Immacolata è stata vista nella luce della nuova Eva, come colei in cui si compiva il vaticinio a Eva, interpretato dalla Bibbia latina come colei che avrebbe schiacciato il capo al serpente, simbolo del diavolo.
Questo ha condotto a una lettura della Vergine come «oste schierata in campo» (Manzoni), cioè come colei che interviene nella vita della Chiesa per combattere la potenza del demonio. Molte apparizioni mariane producono immagini della Vergine sola (mentre nell’iconografia orientale la Vergine è sempre raffigurata con il Bambino quale Madre di Dio). Esse indicano un ruolo proprio della Madonna nella Chiesa. I santuari mariani, così diffusi nella Chiesa, mostrano questa dimensione di Maria che, libera da ogni traccia di peccato, difende la Chiesa dalla potenza del maligno.
Il Vangelo di oggi è il Vangelo dell’annunciazione, che mostra il ruolo di Maria nell’incarnazione. L’Angelo, infatti, chiede il suo consenso, e, nel darlo, essa assume una parola messianica, quella di «servo del Signore», ma declinandola al femminile. E, immediatamente dopo, ponendole in bocca il Magnificat, Luca mette in luce l’ufficio profetico della Vergine Madre. Questo Vangelo dunque sottolinea il libero concorso di Maria all’incarnazione del Verbo: lo Spirito Santo l’ha assunta come causa, come la sua propria causa, nell’incarnazione del Verbo; il ruolo dello Spirito Santo nell’incarnazione del Verbo è espresso dal ruolo di Maria.

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