
Trentesima domenica del tempo ordinario
Sir 35,12-14.16-18
Sal 34
2Tm 4,6-8.16-18
Lc 18, 9-14
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
Commento al Vangelo della Domenica di don Gianni Baget Bozzo

Dio è il Padre e ne ha la dolcezza, Il Padre è Dio e ne contiene il mistero
Chi non conosce la parabola del fariseo e del pubblicano? È una parabola che va al cuore del Vangelo, cioè del rapporto con Dio che Gesù offre. Ci è facile parlare male dei farisei, ma è a essi, alla loro concezione di portare nella vita del popolo le regole rituali della Legge riguardanti i sacerdoti, che si deve la sopravvivenza di Israele dopo che i romani distrussero il Tempio di Gerusalemme.
Il concetto che usiamo spesso di «popolo di Dio» è un concetto che non può prescindere dalla memoria dei farisei. Il fariseo che prega nel tempio, di cui parla la parabola, è un uomo religioso, preoccupato di osservare nella sua vita delle regole che non erano richieste dalla legge, ma che egli osserva in ossequio alle tradizioni farisaiche. «Io digiuno due volte la settimana e do le decime di quanto posseggo».
La legge non chiedeva tanto. Il fariseo dava a Dio più di quanto gli avesse chiesto. E non è nemmeno che il fariseo attribuisse a sé, e non a Dio, il suo essere un uomo virtuoso. Anzi, la sua preghiera è una preghiera di ringraziamento, così importante nella tradizione ebraica. Il fariseo ringrazia Dio di averlo fatto giusto. Un cristiano potrebbe ringraziare Dio di averlo fatto cristiano e sarebbe l’equivalente della preghiera del fariseo.
Il pubblicano è un peccatore, in un senso molto concreto, perché può alterare il dovuto sulle imposte. Tangentopoli è di tutti i tempi. I pubblicani, collettori di imposte, hanno la fama che i collettori di imposte hanno sempre avuto, cioè di guadagnarci sopra. Il pubblicano che sale al Tempio in preghiera dice soltanto: «Dio, sii propizio a me peccatore». E Gesù dice che Dio rese giusto il pubblicano, che sapeva di non esserlo, e non il fariseo, che credeva di esserlo.
E l’argomento è semplicissimo: «chi si esalta sarà umiliato, ma chi si umilia sarà esaltato». Qui appare lo «scandalo» evangelico. L’uomo è giusto perché ha fiducia nell’amore divino, indipendentemente dalle opere che egli compie. È facilissimo essere cristiani, Gesù ha aperto una via larga. Eppure egli stesso l’ha chiamata una «via stretta». Perché? L’uomo che offre a Dio le sue buone opere le usa come schermo protettivo innanzi a lui. L’uomo che offre a Dio la sua mancanza di opere ha soltanto fiducia nell’amore divino.
Ha confidenza con Dio, ha intimità, non lo sente alieno e lontano. Questa parabola è ancora più scandalosa nel nostro tempo, in cui sembra che sia proprio del cristiano fare opere buone superogatorie. E chi può negare che il mondo sia tenuto insieme dalla compassione e dalla solidarietà? Ma esse non sono lo specifico del cristianesimo, sono proprie dell’uomo in quanto tale. Ciò che è specifico del cristianesimo è un certo rapporto con Dio, lo stesso che Gesù ebbe con il Padre: un impegno totale eppure libero. Un rapporto, appunto, con il Padre, segnato dalla fiducia e dalla confidenza. Senza perdere il sentimento della maestà divina. Ricordandosi che Dio è il Padre e ne ha la dolcezza, e che il Padre è Dio e ne contiene il mistero.
I volumi dei tre anni di commenti al Vangelo della domenica di don Gianni Baget Bozzo (“Buona Domenica. Commenti ai Vangeli domenicali”) sono acquistabili in libreria, sul sito delle Edizioni Dottrinari o sui siti delle maggiori catene di librerie
