3 Agosto 2025

Diciottesima domenica del tempo ordinario

Qo 1, 2;2,21-23
Sal 95
Col 3, 1-5.9-11
Lc 12, 13-21

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Commento al Vangelo della Domenica di don Gianni Baget Bozzo

Il Vangelo non è un codice ma una regola del cuore

Questo Vangelo è un testo contro l’accumulazione di ricchezze, ma sarebbe un errore vedere la negazione dell’economia come struttura e arte per incrementare il possesso della terra. Il Vangelo, che ama i poveri, non ama la povertà in sé. Non a caso Gesù è rimproverato perché mangia con i ricchi, anche con coloro, come gli esattori delle tasse, la cui ricchezza era sospettata per principio di ingiustizia.
Nel brano evangelico, Gesù rifiuta addirittura di compiere un’opera di giustizia. Un uomo, che si sente defraudato dal fratello che non gli ha concesso la sua parte di eredità, domanda a Gesù di fare l’opera giusta: ordinare il compromesso tra fratelli, fare da onesto mediatore in una lite: di rimediare a ciò che era percepito come un’ingiustizia. Se Gesù fosse stato interessato dalla mediazione sociale, certamente un’opera necessaria, egli avrebbe consentito a metter pace. Ma egli esclude sé da questo compito: egli non è venuto a esercitare la mediazione sociale, nemmeno a realizzare la giustizia. Non è un pater familias, nemmeno un esperto in morale e in diritto. E all’uomo, che gli domanda di tutelare il suo diritto, risponde con una parabola.
Un uomo, un buon agricoltore, vede i suoi affari prosperare e pensa di costruire nuovi magazzini per raccogliervi i suoi prodotti. Fin qui nulla di male. Ma, nella parabola, l’uomo non si ferma qui. «Poi dirò all’anima mia: hai molti beni giacenti per molti anni: riposati, mangia, rallegrati».
Ecco il male per Gesù, profeta del Regno. L’uomo si dimentica che Dio lo guarda e lo ama, che lo cerca. L’uomo dimentica l’eterno di cui vive: e perciò è avvolto dal nulla, dalla disperazione, dalla fuga da sé. La ricchezza non fa problema per Gesù: fa problema la dimenticanza dell’amore di Dio: del bisogno di Dio nell’uomo, del bisogno dell’uomo in Dio. Se Gesù è diffidente verso la ricchezza, è perché di essa si serve Satana, il tentatore per far sì che l’uomo si dimentichi di Dio e di sé stesso, del profondo della sua vita. Il regno di Dio nell’uomo è anche il regno dell’uomo in Dio. «Ma a lui disse Dio: insipiente, questa stessa notte ti sarà richiesta l’anima tua».
Non è una punizione per le parole di autocompiacimento o per le ricchezze. Dio ricorda all’uomo solo che i beni hanno i limiti del tempo. Il Vangelo non è un codice sociale, è una regola del cuore. Il Vangelo considera l’uomo nelle sue  dimensioni eterne e temporali a un tempo. Gli chiede di vivere il tempo che scorre ricordando l’eterno Amore. Gesù chiede all’uomo di essere uomo e al tempo stesso di essere uno sguardo divino. Gli chiede questa originaria doppiezza, di vivere  insieme il temporale e l’eterno.
È più difficile il Vangelo oggi piuttosto che in un altro tempo? La coscienza dell’uomo è cresciuta, è giunta a misurare i limiti del possesso della materia. Oggi che penetriamo la terra abbiamo trovato nel possesso la solitudine. Il nostro sguardo è rivolto su noi stessi, alla ricerca del senso di esistere. L’uomo d’Occidente è più vicino allo spazio in cui il Vangelo parla, la profondità dell’anima, proprio
mentre il cristianesimo sembra marginale come etica e come religione.

I volumi dei tre anni di commenti al Vangelo della domenica di don Gianni Baget Bozzo (“Buona Domenica. Commenti ai Vangeli domenicali”) sono acquistabili in libreria, sul sito delle Edizioni Dottrinari o sui siti delle maggiori catene di librerie.

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