Flash Player non trovato: lo puoi scaricare qui.


Galleria fotografica
Video

Introduzione

Giuliano Ferrara mi chiede di scrivere una autobiografia, il che fa sempre difficoltà, perché ci si domanda se non sia un atto di narcisismo. Da che punto comincia una vita? Certamente dall’infanzia, ma non mi sento di spingere la mia impudenza sino a raccontare i miei primi anni. Comincio quindi dalla prima decisione presa per mio conto: quella di farmi prete, a 17 anni.

Da dossettiano a presidenzialista

Improvvisamente, Dossetti decise di lasciare la Dc e sciogliere la corrente dossettiana. Ciò era, paradossalmente, dovuto al fatto che la corrente dossettiana era diventata maggioranza nel partito. E come poteva una corrente antiatlantica, contraria alla alleanza di centro, vicino nella sua inclinazione al Pci, conquistare il partito? Intanto io mi ero distaccato dalla tesi di Dossetti e di Costantino Mortati sul primato del partito sullo Stato. Con ciò crollava il mio dossettismo, e l’avvicinamento a De Gasperi divenne non solo morale ma anche concreto.

Quando la Dc tradì il suo popolo

Capii, in quei momenti, che la lotta contro ciò che sentivo come un tradimento del partito democristiano verso il suo popolo domandava una reazione più netta. Sapevo che lottare nel mondo cattolico contro la Dc era difficile, ma ero spinto da un motivo spirituale, non da un calcolo politico: il calcolo politico avrebbe suggerito di accettare lo spostamento della Dc verso il Pci.

La ferita del Concilio Vaticano II

La Chiesa e i cattolici si stavano dividendo su come interpretare il concilio. I teologi si sentirono improvvisamente al centro dei mezzi di comunicazione sociale: cominciò il rigetto della metafisica, con il rifiuto di San Tommaso come canone aureo della teologia. Una tradizione teologica, e quindi una o due generazioni di professori di teologia, furono marginalizzate. C’era nel mondo tardo moderno degli anni 60 un potere maggiore di quello dei Cesari: quello di stampa e televisione.

Le catacombe a Bruxelles

La campagna elettorale fu per me bellissima ma dolorosissima. Il conflitto era tra la mia obbedienza alla Voce e me stesso. Non seguii il processo, perché capivo che l’esito era segnato. Ma quando la sospensione a divinis, cioè la perdita del diritto di dire la Messa e di amministrare i sacramenti, venne nell’85, quel conflitto divenne la maggiore sofferenza della mia vita.